“Moda” altra vittima illustre del lockdown

La moda, è uno dei settori più danneggiati, considerando che, ultimamente, è stato sorretto soprattutto dal comparto “Luxury” che aveva adottato un ciclo di consegna continua denominato “fast fashion”.

In un mercato che vale globalmente circa 2.300 miliardi di euro, le perdite saranno disastrose, l’intero sistema produttivo è saltato, travolgendo milioni di persone in decine di paesi diversi.

Consideriamo che l’intera filiera produttiva va dall’operaio che lavora nella fabbrica tessile in Bangladesh fino al commesso, la pandemia ha bloccato tutto il meccanismo.

Gia in concomitanza con la chiusura delle fabbriche in Cina, si sono fermati molti ordini da parte delle aziende occidentali. Dal 12 marzo la situazione è diventata drammatica, infatti l’Italia, a causa del lockdown, ha interrotto quasi tutta la produzione, facendo saltare i programmi dei marchi di lusso che contavano sui laboratori artigianali di alta moda e sul relativo pellame del Bel Paese.

Da qui nasce l’appello da parte di Carlo Capasa, presidente della Camera della moda italiana, che ha scritto, in una lettera aperta, rivolta al governo : “Se non riapriremo le nostre aziende entro il 20 di aprile, non avremo i tempi tecnici per consegnare le produzioni autunno/inverno, che, di norma, andrebbero inviate entro il mese di luglio in tutto il mondo.”

Alina Ciurescu

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