Coronavirus, sos agenti di commercio della moda

A causa del blocco delle attività commerciali dovuto all’emergenza coronavirus, 20mila agenti di commercio del settore moda, di cui 2mila solo a Roma, vanno verso una perdita dell’80% del fatturato annuo.

E’ la stima della Fiarc Federazione Italiana Agenti e Rappresentanti di Commercio di Roma, considerando che sono azzerati gli ordini per questa stagione e fortemente compromessi quelli per la prossima collezione.

“Qui la penalizzazione causata dalle misure di contenimento dell’emergenza epidemiologica – avverte Osvaldo Trancalini, Presidente Fiarc Roma e agente di commercio del comparto moda – coinvolge l’intera filiera: la chiusura dei negozi impedisce l’attività degli agenti di commercio, mentre le aziende produttrici hanno merce ferma e linee di produzioni interrotte. Il blocco delle attività commerciali, in un settore fortemente legato alla stagionalità e alla programmazione delle collezioni, si ripercuoterà con gravi perdite nei prossimi mesi”.

Il processo di produzione di un articolo, da esporre in vetrina a Giugno, inizia il suo iter a cavallo tra marzo e aprile dell’anno precedente con la selezione del disegno e della materia prima. Dopodiché, tra giugno e luglio, l’azienda produttrice consegna i modelli di campionario all’agente di commercio che finirà la sua campagna di vendita a fine estate. Entro il mese di dicembre, le ditte, inizieranno ha produrre i capi sulla base degli ordini sottoscritti dagli agenti e, tra i mesi di gennaio e febbraio, l’articolo sarà consegnato ai negozi per essere venduto nella stagione primavera.

“Circa il 50% dei capi – precisa Trancalini – resterà invenduto a causa del lockdown e, alla riapertura, con la stagione estiva, il valore subirà una riduzione di circa il 60% dovuto alla necessità di liberare il magazzino e alla scarsa domanda dell’articolo, ormai fuori stagione. In tutto ciò, l’agente di commercio percepirà le provvigioni per lo svolgimento della propria attività almeno 6 mesi dopo rispetto al momento in cui il negozio pagherà la fornitura all’azienda produttrice”.

Per gli agenti di commercio, la cui attività è strettamente legata a quella dell’azienda mandante e alla rete “retail”, si presenta all’orizzonte un lungo periodo di mancanza di liquidità. Si consideri che, se ripartirà la filiera per la prossima stagione, il primo reddito determinato dalle provvigioni arriverà solo nel 2021. Come se non bastasse, si profila il rischio di vedere sfumare le provvigioni già maturate, per lo stato di sofferenza del sistema di distribuzione. Insomma, lo scenario economico negativo per il comparto rischia di tradursi nella chiusura definitiva di molte attività.

“Accanto all’accesso al credito con garanzia dello Stato, che però rappresenta un nuovo indebitamento – conclude Trancalini – auspichiamo un altro tipo di approccio che preveda un fondo perduto, insomma, maggiori sforzi in materia fiscale e misure per dare liquidità nel breve periodo volte a dare sostegno al tessuto commerciale e a riattivare immediatamente i consumi”.

Alina T. Ciurescu

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