Consonno: la città “fantasma” in provincia di Lecco

Soprannominata a cavallo tra il 1966 e il 1975, la “città dei balocchi“, vide il suo massimo splendore grazie a Mario Bagno, ricco costruttore, che la riqualificà tutta.

In pochi anni a Consonno sorsero dei ristoranti, una balera, un albergo di lusso, diverse costruzioni con richiami alle più variegate culture, un castello medievale e il celeberrimo “minareto”. Mario Bagno però volle continuare a costruire nuove attrattive come un campo di calcio, uno di pallacanestro, uno di tennis, uno di bocce, uno di golf, una pista per il pattinaggio, un luna park e un giardino zoologico.

Consonno era ormai diventato un centro di divertimenti che spesso ospitava nei propri locali grandi personaggi della musica e dello spettacolo per serate a tema. Sulla strada per Consonno, ad accogliere i visitatori, c’erano delle imponenti insegne che recitavano “A Consonno è sempre festa” oppure “Consonno è il paese più piccolo ma il più bello del mondo”. Come per ogni località turistica, anche Consonno aveva le proprie cartoline postali illustrate.

Uno tra i progetti più ambiziosi di Mario Bagno sarebbe stato quello di realizzare un autodromo. In un’intervista concessa alla televisione svizzera che stava producendo un documentario su Consonno, disse che tale circuito avrebbe avuto una lunghezza ridotta ma un’eleganza quasi senza pari nel contesto europeo.

Tutte queste opere intaccarono tuttavia l’equilibrio idrogeologico del territorio e nel 1976 una frana distrusse la strada decretando, di fatto, la fine della “città dei balocchi”.

Nel 1981 Mario Bagno provò a sistemare la strada e a cercare di rilanciare la località ma i turisti, non più attratti, iniziarono a disertarla costringendo gli abitanti ad andarsene.

Nel 2014 gli eredi di Mario Bagno cercarono di vendere la proprietà su un sito Web di annunci al prezzo di 12 milioni di euro per demolirla e sostituirla con nuove strutture residenziali e commerciali, però alla fine l’operazione non sortì alcun esito.

Siamo andati a visitarla recentemente e, a nostro avviso, il nome di “città fantasma” calza a pennello. Un’attrattiva turistica che meriterebbe di essere visitata, ci è sembrato di essere all’interno di un film apocalittico post bellico dove, tutto era silenzioso e spettrale.

Filippo Vernazza e Alina T. Ciurescu

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