Licenziamenti: a rischio 300 mila posti di lavoro

Licenziamenti: a rischio 300 mila posti di lavoro, mentre l’azione di Governo si dimostra impalpabile

Licenziamenti: a rischio ben 300 mila posti di lavoro tra Ilva e Conad, mentre l’azione di Governo continua ad essere impalpabile e confusa.

In cima alla lista c’è il tavolo riguardante l’ex Ilva: ArcelorMittal aveva messo a repentaglio la stabilità dell’esecutivo con la lettera di rinuncia del novembre 2019. Lo strappo netto è stato evitato, grazie a un lavoro di ricucitura voluto dal presidente del Consiglio Conte. Al netto delle buone intenzioni, dopo quasi un anno nulla è ancora risolto. Potenzialmente, infatti, 10mila addetti potrebbero essere minacciati da una mancata chiusura della trattativa. Una cifra solo ipotetica, visto che la proprietà indiana aveva in concreto indicato 5mila esuberi.

Una proposta respinta dal governo. Certo, la trattativa sembra aver compiuto qualche passo in avanti, con il sempre più probabile ingresso dello Stato, attraverso Invitalia. Ma l’intesa deve arrivare a stretto giro, perché il 30 novembre ArcelorMittal deve assumere una decisione definitiva sull’eventuale recesso.

“La trattativa con Invitalia si deve chiudere prima di quella data. È necessario avviare il confronto sul piano industriale”, conferma a Fanpage Gianni Venturi, responsabile siderurgia e industria per la Fiom-Cgil. Qual è la prospettiva? “L’ingresso di capitale pubblico ci consegna un orizzonte inedito. Certo, sembrerebbe strano che subentri per gestire gli esuberi”, ragiona Venturi.

Il sogno di Patuanelli è di dare un’impronta sostenibile all’azienda siderurgica, un compito non agevole perché necessita di una fase di transizione da scrivere insieme ai sindacati. Tuttavia, il segretario Fiom rileva dei punti oscuri, relativi agli incontri con ArcelorMittal: “Il confronto di merito sul piano industriale e i livelli occupazionali non è difatti ancora iniziato. Non si può nemmeno parlare di una vera trattativa”.

Ma l’ex Ilva è solo la punta dell’iceberg, si pensi infatti all’infinita questione-Alitalia, nonostante gli aiuti statali la compagnia di bandiera è ancora in crisi finanziaria, difficile quantificare i lavoratori a rischio, mentre si tira avanti prorogando la cassa integrazione.

D’altronde, l’attuale Governo non sembra in grado di far fronte alla crisi economica destinata ad acuirsi, pensiamo che, nel 2019 il totale dei tavoli di crisi aperti ammontava a 149. Di questi il 68,5%, sono attivi da più di tre anni e 28 sono aperti da più di 7 anni”, ha puntualizzato il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, nel corso di un’informativa alla Camera.

Insomma l’attuale situazione economica è ben lontana dall’essere risolta, inoltre, ad oggi, non c’è ancora un piano per usufruire delle risorse legate al Recovery Fund e l’Europa non accetterà ulteriori “bonus” a pioggia distribuiti a casaccio come già accaduto durante il “Lockdown”.

Filippo Cesare Vernazza

 

 

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